LA LEGGENDA DEGLI ‘ACI’ IN SICILIA

In Sicilia sono ben nove i paesini che iniziano con lo stesso nome nel dettaglio Aci Trezza, Aci Castello, Acireale, Aci Bonnacorsi, Aci Sant’Antonio, Aci Catena, Aci San Filippo, Aci Platani, Aci Santa Lucia  e quella che potrebbe sembrare una semplice casualità, affonda le sue profonde radici in un passato leggendario risalente all’antica mitologia greca. Si narra che il ciclope Polifemo che abitava nell’Etna fosse follemente innamorato di una delle cinquanta bellissime ninfee del mare le Nereidi, figlie di Doride e Nereo. La giovane di nome Galatea, però, rifiutava le attenzioni del ciclope perché era perdutamente innamorata di Aci, un giovane pastore che contraccambiava appassionatamente il suo amore. Polifemo un giorno avvistò i due giovani mentre si scambiavano un bacio ed infuriato, non appena la ninfea si tuffò in mare, scaraventò un enorme masso di lava sul pastorello e lo uccise. Quando Galatea venne a conoscenza dell’accaduto, raggiunse precipitosamente il corpo tumefatto del giovane e su quello versò innumerevoli lacrime. Gli dèi, impietositi, trasformarono il sangue del giovane in acqua e diedero vita ad un fiume che nasce dall’Etna e sfocia sulla spiaggia dove Galatea ed Aci erano soliti incontrarsi.

Tra Acireale e Aci Trezza oggi c’è una piccola sorgente nel paese costiero di Capo Mulini che i residenti chiamano “il sangue di Aci”, proprio per il colore rossastro dell’acqua.  

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