De Rose, un tuffo nella vittoria al Red Bull Cliff di Polignano a Mare

Nome: Alessandro De Rose

Classe: 1992

Motto: L’importante non è la metà ma il percorso che si fa per raggiungerla

Film preferito: Nightmare before Christmas

Libro preferito: Il buio oltre la siepe

Sito personale: www.eis-team.it

Correre il rischio, tuffarsi a capofitto… viene più naturale ad alcuni rispetto che ad altri. Il problema è che… quando rimani al sicuro, lontano dal limite… non puoi fare a meno di chiederti se ti stai perdendo qualcosa. (cit. Erica StrangeinBeing Erica).

Non è questo il caso di Alessandro De Rose. Lui della forza di gravità che ti risucchia nel mare quando ti tuffi da una scogliera non si è davvero voluto perdere niente. Titolare dei World Series, medaglia di bronzo ai FINA Hight Diving World Championship,  il 2017 lo consacra vincitore della tappa di Polignano a Mare del Red Bull Cliff Diving World Series.

Il giovane campione ha imparato da subito a confrontarsi con i tuffi nel vuoto con la precoce perdita del padre. La sua forza, la sua determinazione, la sua caparbietà hanno trovato nel vuoto una scorciatoia per il successo. Quello che per altri sarebbe stato uno scoglio insormontabile, per De Rose si è tramutato in trampolino di lancio nel successo. La sua strada era chiara sin da piccolo.

Com’è nata la tua vocazione per questo sport? A quanti anni hai iniziato? Chi ti ha maggiormente supportato nella tua passione?

L’amore verso questo sport è nato nel momento in cui l’ho provato per caso all’età di 5 anni. Chi mi ha supportato maggiormente è stata senza dubbio la mia famiglia fino all’età adolescenziale e mia moglie dal momento in cui sono diventato un professionista.

Con umiltà Alessandro mette a nudo la sua umanità. Da grande atleta ha fatto delle sue paure uno strumento per crescere e migliorarsi giorno dopo giorno.

Cos’è per te il senso di vuoto? Come hai imparato a gestirlo? Come hai imparato a gestire e superare i tuoi limiti? Come si supera la paura dell’altezza?

Questa è una domanda abbastanza complicata. Il senso di vuoto è una sensazione che ho imparato a gestire, una paura innata nell’ essere umano che serve a proteggerlo. Ho imparato a gestirla dal momento in cui ho iniziato a tuffarmi dall’ alto, imparando a conoscere e convivere con questa sensazione. Inoltre, ho imparato a superare i miei limiti sfidandomi ogni giorno, provando a pormi delle sfide, degli obbiettivi che sapevo sarei riuscito a raggiungere in qualche modo. Una volta  raggiunti ho provato ad aumentare sempre di più l’asticella senza dirmi che ciò che volevo fare fosse una cosa impossibile. La paura dell’altezza la si supera allenandosi con metodologia e cercando di conoscere quello che si sta affrontando.

Vincitore della Redbull Cliff diving world series, 27 metri di altezza, 85 km/h di velocità per un volo di circa 3 secondi. Tanto impegno, tante ore di allentamento, infinite esercitazioni per una performance di pochissimi secondi. Come si conciliano questi due aspetti contrastanti del tuo sport?

Le lunghe ore di allenamento (in palestra e/o in piscina) e l’allenamento mentale si conciliano nel tuffo. Il gesto sportivo che noi compiamo è un gesto molto estremo e questo non ti permette di farlo molte volte durante la tua carriera quindi il metodo che abbiamo per allenarci è quello che concilia al meglio risultato e allenamento.

De Rose trova l’acme della sua preparazione fisica e mentale conciliando ovviamente allenamento con la forza adrenalinica di cui ci si carica se la è location visivamente motivante. Le difficoltà di tuffarsi da una scogliera naturale sono palesemente chiare. La temperatura dell’acqua, l’irrequietezza del mare, il meteo e i venti talvolta inclementi. Eppure nel viaggio che la sua forza mentale compie dagli occhi al cuore, le preferenze in materia di emozioni sono dettate solo dall’istinto.

Comprendendone le difficoltà tecniche, preferisci un trampolino naturale o la piscina? Quali emozioni diverse suscitano? Le soddisfazioni che regalano sono le medesime?

Sinceramente preferisco sempre un trampolino costruito in una location naturale. Nel momento in cui ti tuffi da una location dove la piattaforma è montata su una roccia o dal balcone della casa di un signore che va a strapiombo sul mare, ti senti tutt’uno con la natura che ti circonda e secondo me, è questa la bellezza del nostro sport, riuscire ad unire l’amore verso la natura e l’amore verso ciò che facciamo. Le emozioni appunto son diverse, tuffarsi in piscina ti dà una sensazione molto più di costrizione mentre tuffarti nella natura è un piacere fine a sé stesso. Comunque le soddisfazioni di fare un buon tuffo sia in una piscina che in una location naturale sono identiche. Ripeto, è più la sensazione che si ha in volo che cambia.   

Cosa ti dà più adrenalina, il posto o l’altezza da cui ti lanci?

L’adrenalina sale molto di più secondo me a seconda della location. Perché ci sono alcune location dove la percezione visiva dell’altezza cambia a seconda di dove ci tuffiamo. Se ci tuffiamo a Dubai dove la piattaforma è solo un puntino in mezzo ai grattacieli, sinceramente sembra quasi che tu ti stia tuffando da un metro. Nel momento in cui ti tuffi, per esempio a Polignano, la piattaforma è la cosa più alta che circonda la zona. Quello si che ti regala un’adrenalina diversa.  

A farla quindi da padrone è senza dubbio lo sfondo, solitamente suggestivo, da cui De Rose spicca il volo. Lo stesso atleta, infatti, dichiara che il mare più bello in cui s’è tuffato è stato quello delle Filippine. Per lui la fame di adrenalina si soddisfa con la location, non certo con l’altezza.

Il 4 agosto 2015 lo svizzero di origine brasiliana Lazaro “Laso” Schaller ha stabilito il record mondiale di tuffo dalla piattaforma, lanciandosi da 58,8 m  e superando i 120 km/h al suo ingresso in acqua. Proveresti a battere il record?

Ho già sentito di questo record e provo tanto rispetto nei confronti della persona che è riuscita a fare una cosa del genere ma personalmente penso di non voler provare a tuffarmi da così in alto. Sono felice dei miei 27 metri in gara e dei 31 metri che ho fatto dal ponte di Furore.

Quante ore e che tipo di allentamento richiede un simile sport?

Le ore di allenamento variano durante la settimana. Una giornata tipo è composta da due/tre ore di allenamento la mattina, per poi proseguire con altre due/tre ore il pomeriggio. Tutti i giorni, il sabato solitamente prevede un allenamento lungo di tre/quattro ore.

Nonostante le ore di allenamento, Alessandro mette a nudo la sua umanità e spiega le sue difficoltà quando capita di sbagliare un tuffo.

Quanto sbagli un tuffo come trovi la forza per ripartire?

Quando si sbaglia un tuffo da 27 metri è un trauma. Sbagliare da quell’altezza, risalire per riprovare lo stesso identico tuffo non è molto semplice. Personalmente mi è successo un paio di volte e devo dire che è stato come ricominciare. Ho dovuto ripartire dalle basi del tuffo per costruirlo praticamente da zero. In quella situazione subentra il discorso della sfida e del porsi dei limiti. Nel momento in cui facevi un tuffo e non lo riesci più a fare perché hai fatto un errore, è infatti limitante pensare che non riuscirai più a fare quel determinato tuffo. Di conseguenza entra in gioco anche la personalità dell’individuo e la voglia che si ha di mostrare a sè stessi che sbagliare è umano e un errore non deve rappresentare un limite dal punto di vista sportivo.

Una grande lezione sportiva e sicuramente di vita fondamentale per mettersi di nuovo in gioco e riprovare a volare. Ecco allora che la costanza e l’impegno ripagano sempre se nei muscoli, nel cervello, nella tecnica ci sono chiari segnali di eccellenza.

Quali emozioni hai provato vincendo la Redbull Cliff diving world series? Cosa ti porti dentro della Puglia ed in particolare di Polignano che ha ospitato la tua meritevole performance?

L’emozione di vincere la tappa della Redbull Cliff diving è unica.Ti ripaga di anni e anni di sacrifici fatti da te stesso e dalle persone che ti hanno supportato fino a quel momento: la mia famiglia, mia moglie etc. E’stata una rivincita personale verso una vita che mi ha fatto lo sgambetto. Di conseguenza dal punto di vista sportivo è il ricordo più bello che ho dentro di me. Della Puglia e di Polignano in particolare, cerco di portare con me sempre l’ospitalità delle persone, l’amore verso quella città, verso il mare e i suoi frutti, la natura in generale etc. Insomma un po’i valori del sud che sono dentro di me da buon calabrese.

Oltre ai valori, della sua terra di cui va particolarmente orgoglioso, De Rose si porta dentro tante cose.

I luoghi più belli della tua Calabria? Un luogo imperdibile della Calabria per un turista e uno a cui sei particolarmente legato?

La Calabria personalmente è tutta da visitare. Partendo dalla Sila fino ad arrivare fino a Reggio Calabria. Poi ci sono posti a cui sono molto legato come per esempio il Lago Cecita, l’Arcomagno, Diamante, Pizzo, Belvedere, Roccella ionica, Crotone etc. Insomma la Calabria è tutta da visitare. Sinceramente io consiglierei a chiunque di prendere il treno, andare giù in Calabria e rimanere lì almeno una settimana e mezzo/due per cercare di visitarsela da nord a sud perché è tutta bella.

I piatti calabresi che preferisci?

I piatti calabresi che preferisco sono sicuramente le cime di rapa e salsiccia, che era una specialità di mia madre quando abitavo a casa, poi vabbè patate e peperoni, le patate della Sila, i funghi della Sila, l’agar e ceci, lo stoccafisso in umido, il coniglio alla cosentina etc. Ma sicuramente il mio piatto preferito sono come ho detto le cime di rapa e salsiccia.

Partendo dall’amore sconfinato per la Calabria, ad un amante come lui della natura non poteva certo mancare la voglia di conoscere il mondo.

Qual è il viaggio più bello che hai fatto?

Il viaggio più bello che io abbia mai fatto è stato l’anno scorso a Dicembre in Kenya ed è stato il viaggio di nozze insieme a mia moglie.

3-4 luoghi nel mondo che non hai visitato e che vorresti assolutamente visitare? Perché?

Un primo posto che vorrei visitare è sicuramente l’Australia perché questo mi permetterebbe di mettere un check sulla mia lista di cose da fare, ovvero visitare tutti e 5 i continenti. Un altro bel posto dove vorrei andare è il Vietnam. Inoltre vorrei andare in India, e ritornare sicuramente in Africa, magari in Madagascar.

Scogliere da cui non ti sei ancora tuffato, ma che ti piacerebbe provare?

Sinceramente parlo sempre dell’estero ma non ho mai avuto il piacere di tuffarmi dalle scogliere della Sardegna. Mi vergogno un po’essendo italiano ma non sono mai stato in Sardegna. Penso che la Sardegna sia un’isola che sposa un po’il mio sport. Non sono mai riuscito ad andare lì e tuffarmi da qualche scogliera sarda.

Quando viaggi per una gara hai tempo di visitare i dintorni o ti limiti a partecipare?

Questo dipende da gara a gara. Molte volte ci troviamo in alcune location dove la piattaforma è il luogo dove staremo in quei 3-4 giorni. Ripeto dipende dalla gara, però la maggior parte delle volte tendo a voler visitare anche i luoghi dove facciamo le gare perché sono curioso, amo viaggiare e vedere cose nuove.

Oltre ai tuffi e ai viaggi, De Rose annovera tra le sue passioni più grandi anche la sua compagna di vita e di avventure. Non si vergogna certo, anzi ne va orgoglioso, di rendere manifesti anche i suoi successi privati.

Come è cambiata la tua vita da atleta dopo il matrimonio? Come si concilia il tuo sport con la tua vita privata?

La mia vita da atleta dopo il matrimonio è cambiata come quella di tutti. Nel senso che non ho avuto tempo di testare la mia vita da atleta da sposato, in quanto mi sono sposato a Settembre e poi è iniziata la pandemia. Diciamo che abbiamo fatto una firma ma nelle nostre vite non è cambiato molto. Io amo mia moglie nello stesso modo in cui la amavo il primo giorno e sono 6 anni che ormai conviviamo, saranno quasi 7 quest’anno. Di conseguenza non ho visto grandi cambiamenti.   

Progetti futuri?

Chi vivrà, vedrà…

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