BASILICATA, LE METE IMPERDIBILI

Il New York Times l’ha inserita nelle 52 imperdibili mete del 2018, il Consiglio Cultura dell’Unione europea l’ha decretata Capitale europea della cultura 2019. Matera, già nota in tutto il mondo per i suoi sassi (riconosciuti patrimonio dell’Unesco nel 1993) e per le sue case grotta, si prepara ad essere crocevia di turisti e fulcro di eventi per tutto l’anno prossimo. Per tutti coloro che intendono approfittare dell’occasione per esplorare la Basilicata, sicuramente non mancheranno mete altrettanto interessanti per organizzare un tour senza precedenti in terra lucana, il regno del gusto naturalistico, culturale ed enogastronomico. 

Acerenza, cittadina in provincia di Potenza. Note sono la sua Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio Vescovo, in particolare legate alla legenda secondo cui all’interno sarebbe nascosto il Sacro Graal. Secondo alcune fonti storiche Ugo dei Pagani, fondatore dell’Ordine del Tempio nel 1100, sarebbe nato nella vicina cittadina di Forenza (PT). Altre fonti invece ritengono che il fondatore sia stato il francese Hugues de Payns (o Payens) cavaliere dello Champagne. Si narra che proprio Ugo dei Pagani avrebbe nascosto il Santo Graal nella cattedrale di Acerenza risalente all’XI sec. La piazza in cui si trova la chiesa si chiama Piazza Glinni, genitivo della parola gaelica ‘glin’, come gaelica sarebbe l’origine della leggenda del Santo Graal. Un ulteriore dettaglio potrebbe invece riguardare l’opera di restauro della cripta operata nel 1524 dal Conte Ferrillo Balsa, membro dell’ordine dei Cavalieri di Gerusalemme, durante la quale fu misteriosamente murata una finestrella dietro la quale non si sa cosa venisse conservato. In ultimo resta un alone di mistero attorno al nome stesso della chiesa che fa menzione di Canio che in gaelico significa appunto “Magnifico sorvegliante”; resterebbe da chiedersi di cosa. Dopo un viaggio tra storia e mistero non guasterebbe una passeggiata rilassante sulle meno misteriose ma sicuramente molto pacifiche rive del lago di  Acerenza. 

Aliano (parco Levi). L’antica cittadina di Praedium Allium, sarebbe sorta sui possedimenti di un nobile romano Allius. Questo borgo che dai Calanchi domina la Val d’Agri offre, insieme alla Riserva di Montalbano Jonico, paesaggi dai pregi naturalistici non comuni legati a fenomeni di erosione del terreno per l’effetto di dilavamento delle acque su rocce argillose. Tra i viali di questa cittadina Carlo Levi, a cui è dedicato l’omonimo parco letterario, subì il suo confino nel periodo fascista (1935-36). Il celebre scrittore nelle descrizioni del borgo attinse molto dai costumi e dalle tradizioni del medesimo; in Cristo si è fermato ad Eboli descriveva le maschere cornute del Carnevale di Aliano. In occasione della festa di Sant’Antonio Abate il 17 Gennaio, giovani con maschere demoniache e minacciose sfilano per le viuzze sulle note della fisarmonica e della cupa cupa; ostentano i loro grossi nasi pendenti, indossano i ‘cauzenitt’ (grossi mutandoni invernali), armati di ciuccigno (manganello flessibile) colpiscono le giovani donne.

Altamura (BA), pur essendo così vicina alla Basilicata fa parte della provincia barese. Oltre alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, al Pulo, alla Grotta di Lamalunga Uomo di Altamura, al centro storico e a tutte le bellezze architettoniche e paesaggistiche che la caratterizzano, uno dei beni più preziosi che custodisce è senza dubbio la tradizione della panificazione. Taralli, focaccia, pasta, biscotti e tutti i prodotti panificati meritano l’attenzione dei turisti, ma nella sua semplicità il pane di Altamura e quello di Matera restano senza dubbio un emblema culinario senza precedenti.

Brindisi di montagna, il borgo medioevale si erge fiero sul paesaggistico Parco della Grancia. I resti del castello risalente al 1200 e distrutto definitivamente nel 1694, si trovano in una zona limitrofa rispetto al centro abitato. Per una inquadratura fotografica d’effetto e per godere a pieno dello spettacolare connubio natura-architettura, il consiglio è di portarsi ai piedi della collina del castello e di sollevare lo sguardo verso l’alto. 

Campomaggiore vecchia, a cui è legata la storia del Conte Teodoro Rendina il quale ebbe in mente di creare una ‘città dell’utopia’ in cui non esistessero persone povere. Un progetto che ebbe seguito ma che si disintegrò insieme alle case del paese a seguito di un fenomeno franoso che interessò la zona nel 1885. 

Campomaggiore

I resti del Palazzo Baronale,del campanile della Madonna del Carmelo, della Piazza dei Voti sono palcoscenico ormai da diversi anni del celebre spettacolo teatrale ‘La città dell’utopia’ che ne rievoca la storia nelle notti d’estate al cospetto di una suggestiva atmosfera onirica.

Campomaggiore

Craco, conosciuta come la ‘città fantasma’, si trova a circa 50 km da Matera e si erge sui tipici calanchi.

Craco

Il borgo rimasto completamente disabitato a seguito di una frana nel 1963, è visitabile liberamente solo attraverso la Craco-card rilasciata dall’amministrazione comunale. Per visitare Craco antica è necessario essere accompagnati da una guida autorizzata ed indossare un elmetto protettivo; in autonomia è visitabile solo la zona esterna al recinto. Numerosi sono i film che hanno utilizzato la città fantasma per girare alcune scene; tra i più famosi Cristo si è fermato ad Eboli di monte Francesco Rosi, la Passione di Cristo di Mel Gibson, la Lupa di Alberto Lattuada, Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo.

Craco

Diga di Monte Cotugno, fu costruita tra gli anni 1970 e 1982 nella zona di Senise (PT) lungo il corso del fiume Sinni. E’ una delle più grandi dighe italiane ed è attraversata da un lungo ponte su piloni. Non di raro capiterà di incontrare pecore al pascolo sulle sue rive. Se amanti di una passeggiata in tutto relax troverete altri bacini idrici spostandovi ovunque in tutta la Basilicata: il lago di San Giuliano a 7 km da Matera; il lago del Pertusillo  situato tra i territori di Spinoso, Grumento Nova e Montemurro; il lago della Camastra tra i comuni di Trivigno, Anzi, Laurenzana ed Albano.

Diga della Camastra

Ferrandina, affonda le sue radici nella Magna Grecia nota come Troilia. Il suo nome attuale, invece, è legato a Re Ferrante padre di Federico d’ Aragona. Passeggiando per i suoi vicoli ci si perde tra chiese, chiostri, chiese e conventi tra cui svettano con orgoglio la cupola maiolica di San Domenico, piazza del Plebiscito dove si erge una delle chiese in stile Romanico più grandi della Basilicata, Palazzo Cantorio, Chiesa e Convento di Santa Chiara. Caratteristiche sono anche le chiesette disseminate nelle zone rurali e la casa dello studioso Domenico Bellocchio, più noto come Mimì. Ferrandina è conosciuta anche per essere il presidio slow food della Majatica, una qualità di ulivo da cui si ricava la famosa Oliva Nera Infornata di Ferrandina.

Gravina in Puglia è un comune in provincia di Bari. Lo annoveriamo tra i punti di interesse per la sua estrema vicinanza alla Basilicata. Degni di nota sono il centro storico, Gravina Sotterranea, la Chiesa Rupestre San Michele delle Grotte con i suoi teschi, il Ponte-Viadotto Madonna della Stella ammirabile in tutta la sua magnificenza addentrandosi nel Parco Robinson dove, peraltro, ci si potrà ristorare con un piacevole pic-nic a bordo ruscello.

Gravina in Puglia

Irsina (MT), così chiamata dal 1895 ma in origine nota come Montepeloso, svetta dalla sua collina a 500 metri di altitudine dominando la valle del fiume Bradano (una bella vista si gode da Piazza Garibaldi). Ben conservate restano le antiche mura di cinta, le due porte di accesso al paese e due torri cilindriche a testimonianza del suo passato medievale. Al centro si erge la cattedrale in stile barocco di Santa Maria Assunta risalente al XIII sec, ricostruita nel XVIII sec nella cui cripta viene custodita la statua di Sant’Eufemia attribuita ad Andrea Mantegna. Nel suo interno sono presenti inequivocabili tracce dei templari (la croce patente scolpita dentro una circonferenza, la statua di Bernardo di Chiaravalle, il fiore dei templari sul pavimento della cripta accanto alla statua di Montegna che viene illuminato dai raggi del sole durante il solstizio d’estate). In contrada degli Orti sono visibili i ruderi dell’abbazia di Santa Maria di Juso risalente al 1133. Sa non perdere anche la Chiesa di San Francesco d’Assisi nella cui cripta ipogea si potranno ammirare affreschi della scuola giottesca risalenti al 1370 In contrada Fontana, appena fuori dalla città, è possibile ammirare i ‘Bottini’, vicoli sotterranei ad altezza d’uomo che seguono la falda acquifera; l’acqua raccolta viene depositata in vasche di decantazione dove viene purificata per poi sgorgare dalle 13 bocche della fontana esterna settecentesca. Allontanandosi di pochi chilometri dal borgo si potrà raggiungere il Castello normanno di Monteserico (Strada Provinciale Marascione – Lamacolma, Genzano di Lucania) la cui imponenza architettonica sarà solo un completamento delle emozioni che il tragitto e il panorama circostante sapranno donarvi. 

Lagopesole, il cui nome è collegato al lago ‘lacus pensilis’ formatosi in era quaternaria a seguito dell’eruzione di un vulcano che deviò il corso dell’Ofanto. Il lago fu visibile fino al Medioevo. Si tratta di una Frazione del Comune di Avigliano (PT) su una collina lucana che domina la valle di Vitalba. L’attuale castello di origine normanna del XI sec. fu eretto sui resti di un antecedente catapano bizantino. Il castello è visitabile al costo (variabile in base ad agevolazione e sconti) di € 2,00. Degno di nota è anche il Santuario di Monte Carmine che nella sua isolata dimensione pacifica serba in sé una storia di profonda devozione e riconoscenza; l’8 settembre del 1694, infatti, la gente di Avigliano in fuga da un terremoto trovò riparo su un’altura a 1230m di altezza. Per ben 40 giorni rimasero accampati lì e come ringraziamento decisero di erigere la chiesa dedicandola a Colei che li aveva salvati.    

Laurenzana, in provincia di Potenza conferma come la maggior parte dei borghi lucani un’origine medioevale in prossimità di una rupe a scopo difensivo. Laurenzànë in dialetto locale, accoglierà i visitatori nell’abbraccio dei suoi tipici vicoli (‘strèttele’) dove si potranno ammirare i numerosi archi a sottopasso, godere dall’alto degli scorci delle case in pietra, ammirare la maestosità della Chiesa Madre Santa Maria Assunta  e la meditativa atmosfera dedicata a Santa Maria della Neve nella Chiesa del Venerabile Convento Francescano dei Padri Osservanti . Ma ciò che più di tutto vi lascerà senza fiato è il castello (Eremo di monaci basiliani, poi roccaforte araba , infeudato dai Normanni) abbarbicato su questa altura a dominare tutto il paesino e la vallata sottostante, quasi sospeso tra le nuvole in attesa di una mano che si porti sotto di lui per contenerlo in una foto piuttosto insolita.

Laurenzana

Maratea,adagiata come una dama sul Golfo di Policastro, le sue rive  richiamano numerosi turisti affamati di mare, sole e relax. La policromia delle acque e delle sue spiagge accontenta i gusti di tutti; spiaggia della Rena d’u Nastru  cala Jannita e Santa Teresa, con la loro distesa di microscopici sassolini neri; a’ gnola, sabbia nera con ciottoli grandi sparsi;  la meravigliosa spiaggia  grotta della scala che solitamente risulta presa d’assalto nonostante i suoi 200 gradini per raggiungerla; Fiumicello spiaggia di sabbia nera. Le cale sono tantissime e tutte affacciate su questo litorale frastagliato, spesso adornato da faraglioni e grotte che attendono la visita degli amanti di snorkeling Numerose sono anche le agenzie che in loco offrono tour in barca di qualche ora. Per coloro che non si accontentano di passare tutto il giorno sotto l’ombrellone, da non perdere ci sono: la statua di Cristo Redentore a braccia aperte che domina la città da una collina
(scolpita dal fiorentino Bruno Innocenti, alta 22 metri con una apertura di braccia di 19 metri e il volto alto 3 metri); la Grotta delle Meraviglie di  Marina di Maratea (scoperta nel 1929 su un fianco del Monte La Serra,
è visitabile solamente nei mesi estivi e all’ interno la temperatura varia dai 15 ai 18 gradi centigradi, mentre l’umidità relativa è del 95 %; è caratterizzata da un’unica sala di circa 70 metri di lunghezza per 20 metri di larghezza con una altezza media di  7 metri dove ammirare colonne e coltri stalagmitiche, disponibile un tour di 30 minuti al costo di 3€); un panoramico percorso di trekking in Valle della Noce (10 i percorsi disponibili); una passeggiata nel centro storico che raccoglie alcune delle 44 chiese presenti nella zona di Maratea (in particolare la Chiesa dell’Annunziata del XVI sec. nota per il suo campanile, per la cupola rivestita da maioliche gialle e verdi e per la colonna di San Biagio collocata davanti all’ingresso che si narra fu trovata in mare vicino l’isola di Santo Janni); bagno e snorkeling nelle suggestive grotte alcune raggiungibili solo via mare (la Grotta del Sogno, la Grotta d’I Monacelli, Grotta dei Pipistrelli, Grotta delle Cetroselle).   

Melfi,  è una tappa obbligata per gli amanti della storia. Federico II di Svevia nel 1231 promulga da questa cittadina le “Costituzioni melfitane” in favore dei diritti delle donne prima non riconosciuti. L’Imperatore, uomo giusto e lungimirante, amava praticare la sua caccia col falcone nei boschi limitrofi o anche nelle non lontane terre pugliesi (Castel del Monte, BAT). A  testimonianza della presenza federiciana troviamo il castello normanno risalente al XI sec. che ospita il Museo Archeologico Nazionale del Melfese e il Sarcofago di Rapolla, un monumento marmoreo dedicato secondo alcuni ad Emilia Scaura, risalente alla seconda metà del II secolo d.C proveniente dall’Asia Minore. Imperdibile è la cripta di Santa Margherita nella zona periferica del comune di Melfi, un gioiello medievale tra i cui affreschi più importanti troviamo Contrasto dei Vivi e dei Morti in cui si distingue l’immagine di Federico II con il falcone, il martirio di Sant’Andrea e il martirio di San Lorenzo (visita su prenotazione tutti i giorni compresi i festivi, prezzo intero 8,00, previste riduzioni e agevolazioni). Di particolare rilievo anche la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Gli amanti della natura possono godere di  una piacevole passeggiata lungo i Laghi di Monticchio di origine vulcanica (i cui boschi sono gli unici ad ospitare la falena Acanthobrahmaeaeuropaea), o sulle pendici del monte Vulture, un vulcano spento all’incirca dal 1820. Al termine di una intensa giornata il nostro consiglio è di tuffarsi in una tipica trattoria per degustare il 
 Peperone di Senise (in dialetto ‘crusco’), I Fagioli di Sarconi, la melanzana rossa di Rotonda inebriando il tutto con un calice di Aglianico del Vulture rosso (il cui vitigno pare sia stato introdotto in Basilicata dai Greci nel
VII- V sec. a.c.).

Metaponto, è una frazione del comune di Bernalda (MT). I suoi punti di forza sono senza dubbio le distese di morbida sabbia dorata,i  resti del
Tempio di Hera o Tavole Palatine situati nel sito archeologico di Metaponto, Il Museo Archeologico Nazionale di Metaponto, il Parco Archeologico dell’Area Urbana di Metaponto. Per i più piccoli in zona c’è anche un piccolo acquapark.

Metaponto

Parco della Grancia,si estende su cinquanta ettari di terra nel Comune di Brindi Montagna a pochi chilometri da Potenza. Ospita ogni estate lo spettacolo teatrale “La storia bandita”; circondati dalle bellezze paesaggistiche del parco  rurale si assiste  ad una rivisitazione della storia delle rivolte contadine e del brigantaggio in Basilicata narrata dalle performance di oltre 400 figuranti in costume, danzatori e cavalieri. Info, costi e acquisto biglietti sono disponibili sul sito dello spettacolo.

Parco Naturale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, meta ideale per quanti vogliono sperimentare il bouldering (arrampicata sui sassi). 

Pietragalla (PT), è famosa per il parco dei Palmenti (secondo alcuni dal latino “paumentum”, ossia l’atto del pigiare e del battere; secondo altri dal 
francese “Balmetti” e dal ligure “Balma”, che significava incavatura), strutture edificate nel XIX sec. per la vinificazione.


 Parco dei Palmenti. Fonte foto: Fai 

Queste grotte scavate nel tufo, circa duecento, ospitavano all’interno vasche anch’esse in tufo dove veniva riposto il mosto dopo la pigiatura per dare inizio alla fermentazione. Le vasche erano diverse per distinguere la lavorazione del vino rosso da quelle del vino bianco. In cima ad ogni porta c’era una piccola feritoia che garantiva la fuoriuscita del gas velenoso prodotto dalla fermentazione. Si tratta di strutture rurali che seguivano il principio di una edilizia economica basata sull’utilizzo delle materie prime locali: pietre di fiume per l’alzata esterna e sabbia per l’intonaco; le strutture sono state erette sul principio della statica, secondo una distribuzione uniforme di tutte le spinte (pesi). La maggior parte di queste vantano una volta a botte. Questa tradizione architettonica fu importata dai Francesi della Provenza (nella cui zona è possibile ammirare strutture simili) quando occuparono Puglia e Abruzzi dal 1528 al 1798.

Pietrapertosa/Castelmezzano sono dei piacevolissimi borghi tipi lucani tra le cui viuzze è meraviglioso perdersi. Entrambe le località sono un ottimo punto di partenza per esplorare il Parco Naturale di Gallipoli Cognato e le Dolomiti Lucane. Sono, peraltro, il luogo dove poter vivere l’affascinante esperienza del celebre volo dell’angelo. Il visitatore  sorvolerà la zona  legato in sospensione tramite imbracatura ad un cavo d’acciaio legato alle rocce. Ci sono due tratti: ‘il primo detto di San Martino che parte da Pietrapertosa (quota di partenza 1020 mt) e arriva a Castelmezzano (quota di arrivo 859 mt) dopo aver percorso 1415 mt raggiungendo una velocità massima di 110 Km/h. Il secondo parte da Castelmezzano (quota di partenza 1019 mt) e arriva a Pietrapertosa (quota di arrivo 888 mt) toccando i 120 Km/h su una distanza di 1452 metri’. Secondo le attuali indicazioni del sito l’attrazione è operativa dal 1 Maggio all’11 Novembre c.a. Altre esperienze simili disponibili sono: la via Ferrata Salemm (sul versante di Castelmezzano ha una lunghezza di 1.731 metri e un dislivello di 249 metri); la via Ferrata Marcirosa (sul versante di Pietrapertosa ha una lunghezza di 1.778 metri e un dislivello di 331 metri); il ponte Nepalese (lunghezza 72m, altezza massima da terra 35m a 650 s.l.m.) che collega i due punti di partenza della via Ferrata e deve essere percorso sempre con il kit di ferrata. Per coloro che vogliono farsi suggestionare dalle leggende piuttosto che dall’adrenalina, forse è più indicato il percorso delle 7 pietre. Il percorso di 2 km si sviluppa su quote differenti: ‘da 920 metri a Pietrapertosa scende fino a 660 metri nella valle attraversata dal torrente Caperrino e risale a 770 metri a Castelmezzano’. Il tratturo ripercorre sette tappe allestite, ciascuna correlata alla propria parola chiave (destini, incanto, sortilegio, streghe, volo, ballo, delirio. ), che ripercorrono racconti e leggende trasmesse oralmente.

Pisticci, nota per le sue ‘casedde’. La storia ruota intorno a due vecchi rioni in particolare, Casalnuovo e Purgatorio, che nel 1688 a causa di un nefasto evento furono distrutti causando la morte di 400 persone. La popolazione si rifiutò di abbandonare la propria terra natia; per questo nacque un nuovo rione, il dirupo, formato da ben 300 case bianche antisismiche a pianta rettangolare di 30 mq disposte in fila coi tetti a cuspide rossi, le ‘casedde’. Osservandole dall’alto si avrà la sensazione che precipitino giù nel dirupo proprio per la loro successione a scalare verso il basso.  

Rapone, famoso come il paese delle fiabe in provincia di Potenza, sorge su una collina a 838 m s.l.m. e dal 24 al 31 ottobre ospita ogni anno il “Rapone Fiaba Festival”. In questa settimana questo modesto paesino che conta meno di mille abitanti, si trasforma magicamente nei luoghi che ospiteranno le fiabe che l’hanno caratterizzato. Con l’obiettivo di portare sotto i riflettori i luoghi inesplorati di questa cittadina e di recuperare un’identità leggendaria popolare solo oralmente trasmessa, il concorso completamente gratuito cerca attraverso la dimensione fiabesca di recuperare la propria cultura e le proprie tradizioni. Ecco allora che vengono fuori u pignatiedd e la Pignata, utensili di uso quotidiano utilizzati per pietanze tipiche come fagioli con cotica, castagne bollite e minestra di foglie ma anche usati per preparare unguenti, pozioni magiche ed infusi. Secondo un’altra leggenda ,invece, in paese ci sarebbe due luoghi in cui è sconsigliato recarsi nelle notti di luna piena perché si rischierebbe di incontrare u lup cumunal: il Calvario (crocevia e ingresso del paese) a Miezzcol detto U munnezzar (luogo in cui si gettava l’immondizia). I racconti raponesi, e quelli lucani in genere, annoverano nelle loro storie personaggi fantastici quali streghe, maghi, spiritelli, animali parlanti, briganti, santi. Ma i due protagonisti indiscussi sono senza dubbio: la masciara, una anziana signora a cui non bisogna mai negare un favore o si rischia che ci faccia una fattura; u scazzamauriedd, abita nel bosco di San Michele intento a contare le sue monete d’oro e nessuno è riuscito a strappargli dalla testa il cappello; u lup cumunal, il lupo mannaro; u scorciaman, due esseri dalle sembianze serpentine con denti aguzzi e unghie affilate che dovrebbero essere utilizzati per convincere i bambini a non allontanarsi da casa; a mana longh, un mostro che con la sua mano lunga tirava giù nel pozzo coloro che si sporgevano troppo su di esso. 

San Costantino Albanese la cui origine è correlata all’insediamento delle comunità albanesi in seguito alla migrazione del 1534. Shën Kostandini Arbëresh in arbëreshë è per molti, data la sua dislocazione geografica, un buon punto di partenza per esplorare il Parco Nazionale del Pollino. Le zone limitrofe al paese sono ideali in autunno per la raccolta di castagne e funghi. Caratteristica di questo paese è la festa della Madonna della Stella che ha luogo la seconda domenica di Maggio. Il momento più atteso è quello in cui i ‘Nusazit’ pupazzi in carta pesta pieni di polvere pirica e razzi vengono fatti esplodere come simbolo di buon auspicio per la comunità.   I pupazzi a grandezza naturale hanno le sembianze di una donna vestita con il costume di gala albanese (nusja), di un pastore col cappello a punta e due ricotte in mano (Kapjel picut), di due fabbri che sono i primi ad essere accesi (furxharet), del Cavaliere a cavallo (kali) e del diavolo rappresentato con due facce (djallthi). 

San Fele è un comune in provincia di Potenza che ha assunto questo nome nel tempo come contrazione del nome San Felice. Tra le principali attrazioni di ordine architettonico-culturale troviamo il Santuario della Madonna di Pierno nella zona boschiva ai piedi del monte Pierno, la casa di San Giustino de Jacobis, i ruderi del castello di Fortezza, il Convento di Sant’Antonio dei Padri Riformati Osservanti caratterizzato da una serie di affreschi, la Chiesa Madre al cui interno è custodita una tela di Santa Rosa da Viterbo, i palazzi Frascella Stia e Faggella. Tra le attrazioni naturalistiche degne di nota troviamo le zone boschive del Monte Santa Croce e del Monte dello Squadro e le cascate di San Fele (in dialetto U Uattënniérë). Le cascate di San Fele si formano dai salti del torrente Bradano che sgorga dall’Appennino Lucano. Il percorso a/r dura all’incirca due ore ed il grado di difficoltà è escursionismo/turistico. L’intero percorso di circa 3 km è adatto anche ai bambini e consente di costeggiare il letto del fiume avvolti dalla quiete boschiva e dal melodico scoscio dell’acqua. 

Cascate di San Fele

Le cascate di San Fele erano un punto di riferimento nello svolgimento di antichi mestieri; nei suoi pressi si svolgeva tutta la lavorazione della lana, dal lavaggio delle pecore, alla tosatura alla lavorazione della lana e quindi dei tessuti. La zona ha peraltro consentito la costruzione di numerosi mulini ad acqua la cui zona più nota è detta ‘RË MMULÉNË’, compresa tra loc. Montagna e U Uattënniérë. Con i rami di alberi presenti in questa zona, invece, gli abitanti realizzavano le ceste utili tanto nel lavoro quanto nella decorazione domestica. Tra le curiosità ricordiamo, inoltre, che questo sito ha ospitato nel 2017 lo Staff di Sereno Variabile per un documentario e il cast di “Il generale dei Briganti”  nel 2012 per realizzare l’omonima fiction di Rai 1.

Cascate di San Fele

Tursi, un borgo medievale sorto intorno al V sec in provincia di Potenza. La caratteristica più distintiva di questa località è la sua divisione in precisi rioni: rione Costa, ai piedi della collina di San Rocco, ospita via Roma, corso principale della città; rione Petto, forse il più tipico, caratterizzato da un presepe di case abbarbicate sulla collina; rione Santi Quaranta, il più moderno composto da palazzi degli anni settanta in cui si trova un ascensore panoramico che porta da Piazza San Sebastiano al soprastante Pizzo delle Monachelle; rione Sant’Anna dove il 20 di ogni mese ha luogo un folkloristico mercato; rione Piana, che vanta palazzi realizzati in tufo e una tipica pavimentazione in pietra; rione Cattedrale, dove si trova appunto la Cattedrale dell’Annunziata; rione San Michele, che ospita Palazzo Latronico (il più grande del paese caratterizzato da un grande atrio e una torre del belvedere), la chiesa di San Michele Arcangelo e la casa dello scrittore locale Albino Pierro; rione Rabitana, il più antico nato intorno ai resti del castello gotico nel V sec. I Saraceni influenzarono il nome del rione (da Rabat o Rabhàdi o Arabum tana), la sua architettura e il suo dialetto. La sua ripida scalinata nota come ‘la pietrizza’ si estende sui burroni sottostanti per oltre 200 metri di lunghezza, fu costruita dal duca Doria il quale ripropose lo stesso numero di gradini del suo  Palazzo Tursi a Genova; dalla Rabatana si dipartono una serie di viuzze da cui si può partire per l’esplorazione delle umili ma suggestive casette, alcune ruderi, spesso monovano a pianterreno. Da non perdere c’è anche il lembo ti terra chiamato ‘Piccicarello’ (che prende il nome dal suo proprietario Francesco Donnaperna detto ‘Ciccarello’) che parte dai piedi del castello e si tuffa a capofitto in un fossato circondato da precipizi, un tempo destinato ad agricoltura. Questo quartiere ospita la Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore (secondo alcuni collegata al castello da un cunicolo segreto per garantire un passaggio sicuro ai signori da una struttura all’altra) e i resti dell’antico castello che i Goti nel V sec. utilizzavano per difendere il territorio. Suggestivo sarebbe senza dubbio perdersi tra questi vicoli ascoltando o leggendo qualche poesia dell’autore locale Albino Pierro che ha fatto di questa terra la musa ispiratrice dei suoi versi d’amore, per rivivere attraverso la sua penna la poesia di cui sono profondamente intrisi questi paesaggi.  

Venosa (PT) famosa per essere la città del poeta latino Orazio, di cui è peraltro visitabile la dimora. Da non perdere è la zona archeologica intorno alla magnifica chiesa della Trinità; l’area è costituita dalle terme, dalla domus , dai complessi residenziali ed episcopali e dall’affascinante chiesa dell’Incompiuta.

Venosa

Quest’ultima avrebbe rappresentato in un progetto risalente al XII secolo un ampliamento della Antica Chiesa dietro l’abside. Il progetto passò di mano in mano, dai Benedettini fino ai Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme (in seguito noti come Cavalieri di Malta) per restare negli anni, appunto, incompiuto. Attualmente il monumento è affidato all’antico ordine dei padri Trinitari.

Venosa

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