ISIS, DAL CONTO DEI DANNI A PALMIRA 2019

Come il prete Yousif Sakat che pochi giorni prima dell’arrivo dell’Isis aveva messo al sicuro in un nascondiglio sotterraneo oltre quattrocento pregiati manoscritti in lingua siriaca, aramaica e araba, capolavori miniati che vanno dall’età medievale sino al XX secolo; o come il padre domenicano Najeeb Michael che nel villaggio cristiano di di Qaraqosh all’alba del 6 agosto 2014, solo poche ore prima dell’arrivo dei jihadisti, con sangue freddo e tenacia metteva in salvo su due pick-up milletrecento manoscritti rarissimi, di inestimabile pregio storico del XIV-XIX. Molti provenivano dal monastero di Mar Behnam, che vantava una delle più ricche e antiche biblioteche della chiesa siriaca, con una pletora di straordinari codici miniati in lingua aramaica‘ racconta il celebre scrittore Paolo Brusasco, professore di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente all’Università di Genova, nel suo ‘‘Dentro la devastazione. L’Isis contro l’arte di  Siria e Iraq‘ in riferimento agli sconosciuti eroi dei giorni nostri.

Numerosi ed impagabili sono i danni causati dall’Isis negli ultimi anni in termini di distruzione del patrimonio artistico-culturale dell’umanità. Una perdita patrimoniale che viaggia di pari passo con quella umana perché la distruzione di un popolo si accompagna alla distruzione della sua cultura ; come lo stesso Brusasco spiega ‘“genocidio si coniuga con mnemocidio nell’ottica di un accanimento contro la memoria collettiva” con particolare riferimento ovviamente alla zona di Jazira (‘isola’) corrispondente alla zona compresa tra Tigri ed Eufrate nota nell’antichità come Mesopotamia (‘terra tra i due fiumi’). La distruzione del patrimonio non è dunque un effetto collaterale degli scontri, ma una vera e propria arma di distruzione di massa culturale non solo contro l’Occidente e il suo sistema iconoclastico e simbolico ma anche contro l’Oriente alla luce dei non pochi bersagli d’impronta islamica. “Le motivazioni della furia iconoclastica sono profonde e vanno ricercate nella visione dettata dallo stesso padre fondatore dell’Is, il jhiadista giordano Abu Musab al-Zarkawi: l’epurazione di tutte le diversità etnico-religiose che non fossero strettamente aderenti al credo sunnita estremico cui si ispirava“, spiega lo stesso Brusasco. Una guerra fratricida in seno all’Islam a cui si associano le decapitazioni di statue e rilievi hollywoodianamente ripresi e trasmessi “come attacco mirato alla coscienza coloniale dell’Occidente” e che ben si coniugano con per nulla trasversali interessi economici subdolamente artefatti. E mentre studiosi ed esperti si interrogano sulle cause che portano a tali conflitti e distruzioni, ai turisti non resta che assistere passivamente al conteggio dei danni sulla base dei dati forniti dall’Ansa:

SITI ARCHEOLOGICI

  • Gennaio 2015: l’Isis distrugge con gli esplosivi gran parte delle antiche mura dell’antica citta’ assira di NINIVE, in Iraq. Distruzione anche delle due statue leonine alle porte di RAQQA, in Siria, capitale dello Stato islamico.
  • 26 febbraio 2015: diffuso un video sulla distruzione delle opere esposte nel MUSEO ARCHEOLOGICO DI MOSUL, Iraq, in gran parte provenienti dalle rovine della citta’ assira di Hatra. Alcune delle opere erano tuttavia copie in gesso.
  • 5 marzo 2015: l’Isis dichiara la distruzione con i bulldozer dell’antica citta’ assira di NIMRUD (XIII sec a.C.), in Iraq, non lontano da Mosul, e ne diffonde un filmato in aprile.
  • 7 marzo 2015: i peshmerga curdi denunciano la distruzione dell’antica citta’ assira di HATRA. Il giorno dopo vengono saccheggiate e poi distrutte le rovine assire di Dur-Sharrukin.
  • 5 ottobre 2015: l’Isis distrugge l’arco di trionfo di Palmira

MOSCHEE E SANTUARI ISLAMICI

  • Giugno-settembre 2014, l’Isis demolisce coi bulldozer il mausoleo sciita di Fathi al-Kahen a Mosul, e mina la moschea di Al-Arbahin a Tikrit che conteneva 40 tombe dell’era omayyade dell’VIII sec. Fatte saltare anche una delle presunte tombe del profeta Daniele, la tomba con moschea del profeta Giona e quella del profeta Jirjis, tutte a Mosul. Stessa sorte per il santuario dell’Imam Awn al-Din.
  • 26 febbraio 2015: fatta saltare la moschea Khudr a Mosul. Fra gli altri luoghi santi sciiti distrutti dai jihadisti, anche la moschea Al-Qubba Husseiniya a Mosul, la moschea Jawad Husseiniya e il mausoleo di Saad bin Aqil Husseiniya a Tal Afar. Sotto la furia distruttrice del Califfato sono caduti anche luoghi venerati sunniti, come il mausoleo sufi di Ahmed al-Rifai e la cosiddetta Tomba della Fanciulla (Qabr al-Bint) a Mosul.
  • Marzo 2015: in Libia l’Isis distrugge santuari sufi vicino a Tripoli, con bulldozer e mazze. Dal giugno 2014 l’Isis ha iniziato la distruzione sistematica di tutte le chiese nei territori da esso controllati: fra le vittime eccellenti la Chiesa Verde (VII sec.) a Tikrit, uno dei monumenti piu’ antichi della cristianita’ in Medio Oriente.

DISTRUZIONI PRECEDENTI ALL’ISIS

Prima dell’avvento dell’Isis c’erano stati due illustri precedenti:

  • Marzo 2001: in Afghanistan i Talebani fanno saltare in aria con la dinamite i due Buddha giganti scolpiti nella roccia a BANYAN, capolavori dell’arte Gandhara risalenti al VI sec.
  • Luglio 2012: le forze jihadiste guidate da Ansar Dine, che occupano il nord del Mali, distruggono una serie di mausolei e di monumenti islamici sufi nell’antica citta’ di TIMBUKTU, patrimonio dell’Umanita’ dell’Unesco.

Una dolore lacerante che si acuisce assistendo alla presa di siti archeologici che Assad e alleati hanno usato come basi militari (Aleppo, Ebla, Apamea). Molti gli interessi e le motivazioni che serpeggiano silenti e di cui la maggior parte di noi non è neanche completamente cosciente e consapevole. Ad inizio anno è stata annunciata per bocca del governatore della provincia di Homs la consegna dei lavori entro l’estate del 2019 per la ricostruzione del sito di Palmira: “Le autorità hanno un progetto per riparare tutti i danni causati alla città vecchia di Palmira. Questa è la storia del mondo e non appartiene solo alla Siria” facendo menzione della cooperazione tra Unesco, Polonia, Italia e Russia. Si tratta senza dubbio di un primo passo. Quello su cui bisognerebbe comunque investire, facendo leva sulle coscienze della moltitudine e dei poteri forti, è non solo la mera ricostruzione e il mero recupero del passato; come lo stesso studioso Brusasco spiega “è auspicabile che la comunità internazionale inizi ad interrogarsi sui fallimenti delle legislazioni vigenti nel salvaguardare i popoli e le loro manifestazioni culturali, considerando le testimonianze del passato non come un pallido riflesso del presente o semplici fossili” quanto piuttosto un punto di partenza da  recuperare per restituire dignità ed identità alle popolazioni afflitte.

Fonte immagine: Ansa

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